La risposta breve è no, i social non sono tutti uguali, ma partiamo da quello che, sì, hanno in comune:
- tutte le piattaforme social sono gestite da un algoritmo, che “sceglie” i contenuti da mostrare in base agli interessi, dichiarati o supposti, dell’utente;
- tutte le piattaforme social usano gli stessi formati, magari con nomi diversi: post semplice (con solo testo o testo e immagine), post carosello (con più immagini), post video, breve o lungo.
Quello che cambia – e che mette in luce anche Matteo Pogliani nel numero del 13 marzo della sua newsletter Digital Scenario – è l’obiettivo. E Pogliani lo riassume così:
TikTok accende l’attenzione.
Instagram costruisce desiderio.
YouTube approfondisce e genera fiducia.
Facebook consolida la relazione.
X attiva il dibattito.
Manca Pinterest, ma è facile, Pinterest porta ispirazione, e per approfondire come usarlo, puoi leggere la nostra guida.
Vediamo un pochino più nel dettaglio le prime 4 piattaforme, analizzandone brevemente la storia, le caratteristiche principali e mettendo in luce le definizioni più significative di Pogliani.
Nota importante: questo post non è esaustivo, non descrive né prende in considerazione tutti i social esistenti sul mercato. Non sarebbe possibile per una questione di spazio ma anche per una questione di opportunità: il tuo tempo, come creator, e la tua attenzione sono limitati, e per noi di Altervista è importante che tu conosca almeno i social più diffusi per poter prendere decisioni consapevoli, e sapere scegliere quindi dove e come essere presente.
TikTok, il social dell’azione
TikTok è stato sviluppato e lanciato nel 2016 dall’azienda cinese ByteDance, è diventato presto popolare tra le Generazione Zeta e Alpha ed è basato sulla condivisione di brevi video verticali (da 15 secondi a 10 minuti).
Secondo Pogliani, è il social su cui succedono le cose, dove il contenuto non promette solo un risultato, bensì ne mostra il processo affrontandolo di petto, dal mezzo dell’azione. Lo scopo principale è intrattenere innescando reazioni degli utenti, che possono essere like, commenti o salvataggi, oppure proprio nuove versioni dello stesso video grazie alla funzione Stitch, che permette di estrapolare alcune clip per dare una propria interpretazione al format.
Instagram, la vetrina
Instagram fa parte di Meta dal 2012, si era focalizzato ai suoi inizi sulla condivisione di sole foto, inventando di fatto il concetto di filtri applicabili con un solo clic, senza abilità specifiche, ma ha poi introdotto stories, video verticali e caroselli per rimanere competitivo con altri social (vedi Snapchat, TikTok e Youtube).
Instagram stesso dichiara di voler essere “uno spazio in cui le persone possono trovare ispirazione ogni giorno” ed è proprio ciò che sostiene Pogliani: non è solo un social visivo, è lo spazio dove costruisci desideri e aspettative, scorri le vite ed esperienze degli altri per immaginare nuove scelte. Noi abbiamo sempre detto che Instagram è una vetrina ma Pogliani trova una sintesi altrettanto utile:
È diventata una piattaforma identitaria. Le persone non si limitano a guardare contenuti. Ci si riconoscono.
Youtube, lo spazio del racconto
YouTube è una piattaforma video di proprietà di Google, nata nel 2005 come punto di riferimento per i video lunghi. Da alcuni anni ha aggiunto alla loro offerta anche i video brevi, con gli Shorts, ma sarebbe riduttivo considerarla solo un grosso aggregatore di video: è sicuramente un archivio multimediale di tutorial, recensioni, contenuti formativi e ispirazionali, ma è anche
- un social media, con un suo algoritmo;
- il secondo motore di ricerca più popolare, con oltre 5 miliardi di ricerche ogni mese (dati 2025). La SEO vale anche per Youtube!
Youtube è lo spazio più adatto e accogliente per raccontarsi, perché è audience-first, quindi orientato al pubblico, e hai bisogni che ha, e premia il contenuto più utile (per il pubblico), non il contenuto più recente, rendendolo il social che dà più valore al lavoro di qualità. Come dice Pogliani:
YouTube è uno spazio di fruizione intenzionale: le persone scelgono cosa guardare, dedicano tempo, seguono creator e contenuti nel lungo periodo. Non è uno scrolling casuale. È una fruizione volontaria.
Facebook, il social che si abita (e che sopravvive nonostante tutto)
Facebook è stato lanciato nel 2004 da Mark Zuckerberg, diventando il primo social network cioè una piattaforma web 2.0 che consente di connettersi con amici e familiari in giro per il mondo. Negli anni a seguire ha acquisito Instagram e Whatsapp, aggiunto funzionalità simili ad altri social, come video lunghi o brevi e stories, o nuovi servizi come l’e-commerce (Facebook Marketplace), il centro inserzioni per le ads o il dating online (Facebook dating).
Particolarmente interessanti sono i gruppi, spazi virtuali che può creare qualsiasi utente Facebook per confrontarsi con persone che condividono interessi, passioni, o passatempi simili (lavorativi, ricreativi, fandom ecc.). È un modo molto efficace per costruire una community, ed è per questo, per esempio, che l’abbiamo scelto per fornirti supporto e assistenza su Altervista.
Per Pogliani Facebook non è il social che si sceglie, è quello che si abita:
È il luogo delle relazioni esistenti: famiglia, amici, comunità. Non è il luogo dell’identità aspirazionale. È quello della continuità quotidiana. Funziona quando rafforza legami, abitudini e fiducia.
Se conosci le caratteristiche e le differenze dei vari social, puoi fare una scelta consapevole
Tutta questa carrellata ci dice che se non sei – o non vuoi esserci – su tutte queste piattaforme è un problema? Assolutamente no.
Anzi questo post serve proprio a farti riflettere su qual è il focus di ogni piattaforma, per fare una scelta consapevole e capire su quale proprio vuoi stare, e su quale no. E soprattutto: quale risponde ai tuoi obiettivi, e ti aiuta a raggiungerli, e quale no.
Non ci sono risposte giuste o sbagliate, c’è solo la tua risposta!
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Per prendere decisioni, servono anche dati
E a questo serve per esempio la sintesi di Cristiano Carriero – autore della newsletter L’ho fatto a Posta – dei punti più interessanti del report sui trend social del 2025 di Hootsuite, che alla fine sono utili anche per il 2026.
Vediamo queste tendenze in ordine sparso, se è utile lasceremo citato anche il commento personale di Carriero.
- L’importanza della personalità.
Nei contenuti social l’autenticità prevale sulla coerenza, poiché gli utenti sono alla ricerca di connessioni genuine. Meglio essere fedeli a sé stessi – scegliendo accuratamente cosa condividere – che essere fedeli al singolo contenuto o alle rubriche.
- Costruire comunità nei commenti.
Il consiglio per brand e creator è di interagire attivamente nelle sezioni commenti dei post per coinvolgere nuove audience e rafforzare la comunità. Nulla che tu non sappia già e probabilmente non faccia già.
- TikTok diventa l’app “tuttofare”.
TikTok amplia le sue funzionalità, integrando shopping, ricerca e intrattenimento in un’unica piattaforma. Se negli ultimi due anni abbiamo ignorato TikTok, considerandola una piattaforma non adatta alle aziende, il 2025 sarà l’anno di un costosissimo – in tutti i sensi – switch. Meno Facebook, più TikTok. Questo non vuol dire che ci sarà una fuga: Meta continuerà ad essere una delle piattaforme più efficaci dal punto di vista adv, ma è già in atto un abbandono dei piani editoriali su Facebook.
- Video brevi per successi a lungo termine.
I contenuti video di breve durata continuano a dominare, offrendo un alto potenziale di coinvolgimento e condivisione. Nulla di nuovo sotto il sole: le piattaforme richiedono sempre più velocità, i video diventano sempre più brevi. È una conseguenza naturale. Ma ciò che conta di più è l’hook iniziale. Se quello funziona, si va avanti.
- I social media come nuovo show in prima serata.
Le piattaforme social diventano le principali fonti di intrattenimento, mettendosi in competizione con i media tradizionali.
Qualche settimana fa raccontavo l’esempio di Gialappa’s Show. Provate a guardare una puntata del programma in TV, il lunedì sera, e contemporaneamente aprite Instagram e TikTok. Gli spezzoni dei vari sketch – si usa ancora questa parola così cringe o la uso solo io? – vengono caricati in diretta. Mentre noi boomer guardiamo la TV, ci sono intere generazioni che fruiscono dello stesso spettacolo, seppur con una logica diversa, sui social.
- Le condivisioni via DM come nuova metrica di potere.
Le condivisioni tramite messaggi diretti emergono come indicatori chiave dell’interesse e del coinvolgimento degli utenti.
Anche questo è un fattore molto sottovalutato. Quando ci chiediamo: “Ma come mai questa story è stata vista da migliaia di persone?”, nella maggior parte dei casi è perché è stata inviata in DM. Le belle storie vengono condivise. Ma non solo. Vengono donate: pensiamo a qualcuno e gli inviamo un messaggio con un contenuto – di solito breve – per farlo sorridere, riflettere o perché sentiamo che possa provare quello che stiamo provando noi.
- LinkedIn diventa veramente social.
LinkedIn evolve oltre il networking professionale, incoraggiando interazioni più personali e contenuti coinvolgenti.
Capovolgendo la questione, si tratta anche di una resa da parte di LinkedIn. Una piattaforma dedicata al lavoro, che parla solo di lavoro, ha pressoché esaurito gli argomenti. ESG, CSR, wellbeing, lavoro ibrido, economia e molti altri temi portano LinkedIn, definitivamente, nella dimensione social.
- I creatori di UGC sono i nuovi influencer.
I creatori di contenuti generati dagli utenti guadagnano influenza, offrendo un’autenticità che risuona con il pubblico. In breve, chi crea contenuti migliori è più efficace di chi ha molti follower.
Altervista si fonda da più di 20 anni sui contenuti UGC, cioè creati dagli utenti. Questo anche grazie a te e al tuo progetto online!
I report sui trend non sono manuali di istruzioni, al massimo possono essere occasioni di riflessione a partire dalle quali intavolare ragionamenti per la tua strategia social.
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