Guida definitiva per blogger e creator nell’era dell’Intelligenza Artificiale

Crea il tuo sito e guadagna Crea sito

Recentemente parlavamo con i colleghi di Media Kit e Intelligenza Artificiale, e ci chiedevamo se l’IA potesse aiutarti – aiutarci – a costruire il racconto di sé tenendo conto del duplice obiettivo:

  • presentarsi a chi leggerà il sito (che apre spazio alla condivisione personale, intima, anche ironica);
  • presentarsi alle aziende che potrebbero voler collaborare (che richiede informazioni specifiche, più professionali).

L’IA può essere uno strumento utile per raccontarsi e comunicare?

Insieme abbiamo esplorato alcuni dubbi:

  • Costruire il media kit – così come la propria comunicazione – è un percorso, è un lavoro che ognuno fa per sé stesso/a, che cambia nel tempo e che non si conclude una volta per tutte.
    Evolve, e deve evolvere con te.
  • Se una persona non sa identificare in autonomia ciò che la rende speciale – e non si prende del tempo per rifletterci su – l’IA diventa solo l’ennesimo “altro da te” che ti dice come dovresti essere e cosa dovresti fare, e questo non la fa crescere in nessun modo.

Anche i nostri suggerimenti sono strettamente personali: vengono sicuramente da un’esperienza sul campo e dalla nostra sensibilità ma sono opinioni. Non c’è qualcosa che funziona per tutti e tutte al 100%.

  • Da una parte l’IA velocizza, sintetizza e compensa anche graficamente ciò che uno non riesce o non può fare bene, ma dall’altra incarna tutto il rischio di delegare completamente idee, pensieri, e riflessioni.

E da qui si dipana il dubbio maggiore: se già ora idee, pensieri e riflessioni (nel definirsi e definire il media kit per esempio) faticano a esistere e prendere spazio, se ci mettiamo di mezzo l’IA (che promette di risparmiare fatica perché ti genera tutto lei) con quali argomenti possiamo convincerti che sei tu al centro e che sei tu a dover decidere la direzione, e non delegarla?

Non abbiamo risposte specifiche a questa domanda, crediamo che ognuno dovrà trovare la propria, e mettere in chiaro le basi e gli obiettivi del tuo lavoro di blogger e creator, e anticipare il possibile futuro, ci sembra il miglior punto di partenza.

Le basi del tuo lavoro come blogger e creator

Valentina ha scritto un post martedì 30 giugno, e tu lo stai leggendo venerdì 3 luglio. Niente di strano, la tecnologia ci ha abituato a questa simultaneità scomposta, al fatto che un contenuto esiste sia quando lo scrivo io sia quando tu lo leggi anche se sono giorni diversi. Al fatto che l’atto di scrittura e quello di lettura non coincidano.

Pubblichiamo contenuti, idee e pensieri e poi ne perdiamo contezza, non sappiamo né come né quando verranno letti, masticati, elaborati.

La relazione – anche la nostra, tra noi e te che stai leggendo – sembra diretta e immediata, ma non lo è, è invece continuamente mediata (noi scriviamo martedì, tu leggi venerdì e magari rispondi, noi risponderemo venerdì stesso o addirittura fra due settimane se ci si mettono di mezzo le ferie. Quanta vita passa in mezzo!).

Questo, secondo noi, ha due conseguenze dirette, una riguarda il tempo, per come lo percepiamo, la seconda riguarda il controllo.

Il tempo

Il tempo è infingardo, sfugge, a volte sembra tanto ed è poco, a volte sembra poco e sarebbe invece tanto.

Avevamo scoperto partecipando a un incontro online di Lucia Gaiotto (aka komorebi) che non esiste un solo modo di concepire il tempo.

  • Esiste il tempo lineare, per cui il passare delle ore e dei minuti è considerato un bene prezioso che va custodito e rincorso. Un giorno è fatto di 24 ore, limitate, puoi stiparci un numero determinato e numerato di azioni.
  • Ed esiste un tempo ciclico, che è il tempo naturale del sorgere del sole ogni mattina, del cambio delle stagioni ogni anno, che è invece abbondante perché si rigenera in un circolo continuo. Le sfide, le gioie e anche i problemi tornano ciclicamente, e potranno quindi essere affrontati più di una volta e in tanti modi diversi.

Ne deriva quindi che:

  • nelle 24 ore puoi cucinare un numero preciso di ricette, puoi girare e montare un numero preciso di video, o scrivere un numero preciso di articoli sul blog. Ognuno avrà la sua risposta numerica.

Tu sai quante cose riesci a fare nel tempo giornaliero che dedichi al tuo blog? Prova a contarle.

  • E dal punto di vista del tempo naturale, invece, ti sarai accorta che alcune dinamiche si ripetono incessantemente: a seconda del periodo dell’anno oscilla il numero di visitatori o di pagine viste, cambiano il tipo e la quantità di banner presenti in pagina. L’algoritmo di Instagram o di Google Discover ti premia molto, e poi non più. I guadagni di icona schizzano un mese, e stagnano un altro.

Se pensi al tuo percorso, riesci a renderti conto degli strumenti nuovi e fondamentali che hai acquisito nel tempo, per esempio per leggere con più sicurezza i dati e prendere le decisioni più giuste per te? Facci caso ed enumerali se puoi!

Il controllo

Questo ci porta alla seconda conseguenza, il controllo, o meglio la mancanza di controllo.

Scrivere un sito o un blog è un atto di fede: cerchi ispirazione, scrivi, rileggi, riscrivi, finalmente pubblichi e finisce lì, non puoi fare altro.

Come gli altri percepiranno e utilizzeranno il tuo contenuto – chi lo farà, in che modo, con quali scopi, con quale esito, con quali pensieri – non è prevedibile né pilotabile.

Per questo, la migliore risposta alla domanda “Come posso far crescere le visualizzazioni del mio sito?” rimane: lavora su ciò che puoi controllare, quindi il tuo piano editoriale – costante, sostenibile e centrato per i temi di cui vuoi renderti autorevole – e i tuoi contenuti – la loro qualità , il buon italiano, l’approfondimento del tema e l’approccio incentrato sul tuo pubblico e sui suoi bisogni.

Quello che ti resta a questo punto è misurare i risultatia posteriori e in differita: analizzare i dati di Google Analytics e Google Search Console; guardare gli insights dei social; accogliere i commenti, positivi e negativi, e partire da lì per prendere una decisione sul futuro.

Entrambi questi elementi – il tempo traslato e la mancanza di controllo – sono la base del lavoro di creator e blogger online. Dovrai scenderci a patti – nel tuo personalissimo modo, e sì, con il tempo giusto per te – se desideri proseguire su questa strada.

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Dopo le basi, si definiscono gli obiettivi.

Abbiamo descritto due concetti base per il tuo lavoro di blogger e creator, il tempo e il controllo, e se le basi sono chiare, è altrettanto importante definire quali possano essere gli obiettivi del tuo progetto.

Non stiamo parlando di obiettivi specifici – che devono essere personali e personalizzati – né di obiettivi monetari, intendiamo una direzione generale, più “alta”, che riguarda il motivo per cui hai creato un sito e scrivi i tuoi contenuti.

Noi ne individuiamo due, ma parliamone nei commenti, magari per te ce ne sono di più.

1. Rispondere ai bisogni di un utente generalista

In questo caso il focus è il bisogno, la ricerca, non la persona che c’è dietro, e significa quindi lavorare per parole chiave, per esempio “come fare la pasta al pomodoro”, “ultima puntata temptation island”, “quando prendere la tachipirina”.

Sai che esiste una domanda o un bisogno, indipendentemente da chi le formuli, e cerchi di rispondervi.

Proprio per questo non importa davvero chi arriva sul tuo sito, importa la quantità, quanti utenti unici, quante visualizzazioni, quante sessioni.

2. Creare una community e una relazione reale con il pubblico

In questo caso il focus è la persona, i follower, il pubblico e la relazione che si instaura.

Il bisogno o la ricerca entrano in un secondo momento, quando si instaura una consuetudine e all’interno delle conversazioni quotidiane emergono dubbi e domande.

Proprio per questo il focus non sono i numeri del sito – che sono un dato come un altro – ma coltivare la relazione con una community che cresce piano piano, e che nella lentezza trova spazio per mettere radici, costruire fiducia e rispetto.

Un obiettivo esclude l’altro?

Le due direzioni che abbiamo delineato sono in un certo senso agli estremi, ma non sono auto escludenti, più probabilmente convivono nelle loro sfumature. Ed è importante rifletterci:

  • Dove ti trovi tu in questo discorso?
  • Su quale obiettivo hai lavorato di più finora, il primo, il secondo o una sfumatura di entrambi?
  • Ti riconosci ancora in questo obiettivo o vorresti cambiarlo?

Rispondere a questa domanda ti permette di essere più consapevole nella produzione dei tuoi contenuti e nell’uso degli strumenti che hai a disposizione.

Ecco il primo esempio che ci viene in mente: scegliere la direzione del bisogno, la prima, potrebbe significare, nel senso più estremo, demandare la scrittura e la generazione di immagini all’IA, per cercare di massimizzare la pubblicazione e rispondere a più intenti di ricerca possibili.

Ma lo stesso comportamento – con l’IA intendo – sarebbe controproducente per la seconda direzione, focalizzata sulla community, perché potrebbe tradire il rapporto di fiducia faticosamente costruito, o evitare proprio che si instauri quel rapporto (perché i contenuti servono solo a rispondere a bisogni estemporanei, non c’è riconoscimento di autorevolezza, non c’è voglia di tornare o di saperne di più).

Ovviamente lavorare sulle relazioni, sulle persone, è un percorso molto più lento e faticoso, promette risultati migliori nel lungo periodo ma implica lavoro su vari fronti, inclusi i canali social. Non vogliamo dirti, e non ti dirermo, cosa fare o qual è la direzione migliore. 

Come sempre dovrai essere tu a trovare la strada giusta per tedopo aver acquisito un po’ di spunti di riflessione.

Dopo gli obiettivi, c’è solo la partita iva?

Concludiamo questo mini percorso con due domande ricorrenti:

  1. aprire partita iva e diventare freelance a tutti gli effetti.
  2. quanti follower o visualizzazioni avere prima di farlo, o prima di poter pensare di avere avuto successo.

La nostra risposta – come saprai se ci conosci da un po’ – è: dipende.

Dal punto di vista fiscale, noi non siamo i professionisti giusti a fornire questo tipo di consulenze, lo è, invece, a pieno titolo un/una commercialista, che ha le conoscenze e l’accesso ai dati della tua situazione economica, in base alle quali potrai scegliere la via migliore.

Dal punto di vista strettamente lavorativo, l’esperienza ci ha insegnato che ogni sito e blog è un percorso a sé, con crescite ed evoluzioni molto varie, che dipendono dal momento storico in cui ci si trova, dalle competenze e abilità personali, dalle contingenze fortunate e sfortunate, dalle risorse che si possono mettere in campo.

“Dipende” resta quindi la nostra risposta più sincera, frustrante forse da un lato ma anche rassicurante dall’altro: non essendoci risposta giusta o sbagliata, puoi sperimentare la tua personalissima via.

Per aiutarti a riflettere su queste domande, ti regaliamo due estratti, da due newsletter, una di Valeria Fioretta, aka gynepraio, l’altra di Domitilla Ferrari. Non esauriscono le due questioni, ovviamente, ma donano secondo me un buon punto di partenza.

1. Aprire partita iva e diventare freelance a tutti gli effetti.

Se l’idea di diventare freelance ti ha sfiorato qualche volta negli ultimi anni, questi sono i miei two cents per sbrogliare la matassa dei tuoi dubbi. Nella newsletter della scorsa settimana scrivevo che demolire l’entusiasmo altrui è inutilmente crudele, ma alcune scelte di vita secondo me vanno compiute per le ragioni giuste. E no, non voler più stare sotto padrone2 non è una motivazione sufficiente. […]

Non diventare freelance per avere più tempo libero

La storiella del tempo libero è, appunto, una storiella. In assenza di un mansionario e di un sistema gerarchico-organizzativo che pone limiti all’orario lavorativo, la probabile conseguenza sarà lavorare più ore rispetto alle 40 tipiche dell’ufficio. Specialmente nei primi due anni da freelance è fisiologico lavorare fino a notte inoltrata, accendere il computer la domenica mattina, perdere il conto delle ore passate dietro a un progetto. […]

Non diventare freelance per assecondare la tua introversione

La vita da freelance è molto lontana dall’essere solitaria: lə clienti non piovono dal cielo, ma devono essere conosciutə, conquistatə, acquisitə, mantenutə. Per fare P.R. può essere necessario frequentare luoghi e occasioni sociali; per portare a termine i progetti serve lavorare con altrə freelance di cui conviene capire la natura e l’affidabilità in modo intuitivo. […]

In alcuni casi, occorre mettere in piedi e coordinare una rete di professionistə, che vanno sceltə, formatə, fidelizzatə. […]

Non diventare freelance per fare un esperimento […]

Questa forse è la più importante: la libera professione non è una prova.

L’esperienza della libera professione può essere potenziante ma anche molto demoralizzante, nel momento in cui ci si dovesse scoprire inadattə alla burocrazia e alla disciplina, al personal branding o al self marketing, all’assenza di riferimenti, alla solitudine, o anche solo all’incertezza. […]

Fonte: https://substack.com/inbox/post/203718676

2. Quanti follower o visualizzazioni avere prima di aprire partita iva o poter pensare di aver avuto successo

Quanti follower devo avere per essere una persona famosa? La domanda delle domande. In aula me la fanno sempre.

Qual è la risposta secondo te?
Quando in aula provo a girarla a loro i numeri sono sempre altissimi. Uno alza la mano e dice che secondo lui è più di 10 mila, un’altra dice più di 100 mila.

La mia risposta è che potrebbe essere 1: se ti segue una persona sola ma quella persona è in grado di dare visibilità a quello che dici o che fai… ecco ne basta una.

Fonte: https://substack.com/inbox/post/194499127


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